Accademia Perduta/Romagna Teatri - Pietro Piva
Abu sotto il mare
Teatro Goldoni - venerdì 11 gennaio 2019

scritto, interpretato e diretto da Pietro Piva

suoni di Paolo Falasca

 

 

“L’artista è capace di farci percepire, con dolorosa ironia e sapiente uso della maschera corporea, il conflitto terribile di un bambino in fuga. Proprio per la delicatezza con cui riesce a trattare le visioni, i sogni e le speranze del piccolo Abu, Pietro Piva ci mostra la terribilità di ogni profugo, costretto a dimenticare il proprio mondo per avventurarsi, magari nascosto dentro una valigia rosa, verso l’ignoto”. (Menzione speciale, Premio Scenario Ustica 2017).

Abu sotto il mare è il racconto di un bambino ivoriano della manciata di ore intorno e dentro ad una valigia rosa. Il padre di Abu vive in Europa, e nel tentativo di farsi raggiungere dal figlio, è costretto a rivolgersi ad un'organizzazione clandestina. Questa, assolda una ragazza, che ha il compito di contrabbandare Abu attraverso la dogana di Ceuta, mentre il ragazzo si aspetta di viaggiare comodamente in nave. Invece dovrà affrontare il viaggio dentro una valigia, e ci racconta quello che vede da lì dentro. La sua visione, il suo sogno, frutto della fiducia negli adulti e nella speranza di arrivare, sono il suo viaggio, la sua avventura, che finirà su di un rullo trasportatore per valigie, tra le luci al neon ed i raggi x, le piastrelle e le mani guantate di bianco della dogana. Abu sotto il mare è ispirato ad un fatto di attualità, che più o meno tutti conosciamo. Abu sotto il mare nasce da una fotografia che mi punge, quella di un bambino dentro ad una valigia passato ai raggi X alla dogana di Ceuta. Lo spettacolo è la versione di quel bambino del viaggio che ha affrontato, di come lui immagina che siano andate le cose o di come sarebbero potute andare. Un bambino dentro una valigia è un limite, un confine. C'è un film sui campi di concentramento che si chiama il bambino dentro la valigia, e credo che ci sia qualcosa di profondamente contiguo in epoche dove si devono nascondere i bambini. Abu è come il bambino della valigia nei lager nazisti, come un bambino tornato a nascondersi nella pancia, che fuori tira una brutta aria. Ovviamente, per me è anche Pinocchio che va a salvare il babbo nella pancia della balena o Ulisse che si nasconde dentro un cavalluccio di legno. Quello che mi interessa è vedere se quel bambino sceglie di fuggire dalla realtà per rifugiarsi nella fantasia, capire quanto il suo viaggio lo fa diventare un uomo, e che uomo diventa. Mi interessa ascoltare le sue domande perché lui fa quelle giuste, quelle che mi riportano alla vista la tragedia che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni ma che non sempre riesco a vedere.

Tematiche dello spettacolo e proposte di riflessione: Abu sotto il mare è uno spettacolo che mira a destare una riflessione sui diritti dell’infanzia. Questa storia di migrazione, insomma, è la declinazione di una delle tante che violano i diritti dell'infanzia di cui, anche attraverso un confronto dopo lo spettacolo, l'autore vorrebbe far acquisire maggior consapevolezza ai ragazzi. Abu è come Pollicino: un piccolo uomo con tanta forza e determinazione che, da solo, deve attraversare il bosco e affrontare gli orchi che lo popolano. Abu sotto il mare è il racconto di un bambino costretto a viaggiare solo in condizioni pessime ma, prima di tutto, è il racconto di un mondo di adulti che costringe un bambino a nascondersi, a provare paura, a privarsi della propria dignità. Vedendo la storia di un mondo “alla rovescia”, lo spettacolo vuole portare i ragazzi a porsi delle domande: Perché io prendo l'aereo o la nave con i miei genitori mentre Abu è costretto a viaggiare dentro una valigia? Perché gli adulti di cui Abu si fida si rivelano orchi? Quali sono i diritti di ogni bambino, di qua e di là dal mare?

Tecniche utilizzate: il linguaggio dello spettacolo – sia per quanto riguarda il testo che le azioni – mira a essere essenziale e simbolico. La metodologia attoriale è stilizzata: l’artista si avvale della tecnica della maschera corporea per far emergere il sentimento dell'assurdo, di una realtà rovesciata. Gli elementi scenici si aggiungono con l'incedere dello spettacolo. Si comincia con una piccola torcia che si muove nel buio e illumina solo un volto bianco, per arrivare al culmine dello spettacolo: la scena onirica in cui il paesaggio sottomarino “esplode” nella fantasia di Abu. La scena dei fari del porto, dove la malìa delle luci e soprattutto dei suoni – registrati in diretta insieme al suono del mare, andati in loop ed effettati a creare un soffice labirinto sonoro – rappresenta l'inizio della discesa del personaggio verso i pensieri e le fantasie più recondite. Dopo il momento immaginifico del viaggio sotto il mare, l’attracco della nave nel porto simbolizza il ritorno alla realtà: siamo arrivati alla dogana dove – dopo l'incontro con il guardiano e la visita medica – Abu potrà finalmente riabbracciare il babbo e lavarsi via questa brutta esperienza. Crediamo che un linguaggio teatrale con un approccio giocoso, sperimentale, di ricerca, grazie all'apparato sonoro realizzato in diretta e ad una luce viva, pulsante, rassicurante possa calare i giovani spettatori nella vicenda, farli sentire partecipi di un racconto che si costruisce qui e ora e produrre la serenità necessaria a una riflessione sulla propria condizione di bambini, sugli inalienabili diritti che questa implica, anche in contrapposizione con quella meno fortunata di altri.

 

Età consigliata: 7 - 10 anni
Durata:
1 ora circa
Tecniche:
teatro d’attore ed effetti sonori dal vivo

Calendario spettacoli

venerdì 11 gennaio ore 09:45

Teatro Goldoni

Piazza della Libertà, 18
48012 Bagnacavallo (RA)
0545.64330
teatrogoldoni@accademiaperduta.it

Prenotazioni telefoniche: 0545 64330

Biglietti: 5 €