L'ombelico magico
Ridotto Teatro Masini -

di LAURA CINI

produzione Kiné
in collaborazione con Ombre Elettriche
e Regione Toscana

durata 72’

alla serata sarà presente la protagonista della pellicola
Giulia Grassi

La Versilia ha vissuto una lenta e inesorabile decadenza dal picco glamour degli anni ‘60. Oggi, a causa della crisi, il fulcro della stagione turistica, che fino a qualche anno fa copriva l’estate intera, si è ridotto alle setti­mane centrali di agosto.

Nell’interno, a Montignoso, una striscia di campagna a ridosso delle Alpi Apuane, lambita dal vento del mare da cui dista poco più di un chilometro, sono ancora evidenti le tracce di una spiritualità profonda, ancestrale, che prende soprattutto la forma delle pratiche della “segnatura” (trattamento e cura, in gergo) del Malocchio e della Paura. Con pochi semplici ingredienti, tra cui regna sovrano l’olio d’oliva, alcune donne profondamente religiose mettono gratuitamente a disposizione della comunità riti e poteri tramandati di generazione in ge­nerazione. Tra queste, la più famosa è Edda, che ha la rara facoltà di segnare la Paura, quel sottile o pesante disagio interiore che pochi trattano ma di cui sempre più persone sembrano soffrire.

Edda vive col marito Giovanni in una vecchia casa colonica con campi annessi e una moltitudine di ani­mali, tra cui cani, gatti, oche, galline, piccioni, maiali, mucche e capre. Sia Edda che Giovanni, un uomo dall’aspetto gracile e dal comportamento spesso bizzarro, hanno diversi problemi di salute e di conseguenza l’intera tenuta è trascurata e malandata. Nonostante ciò, la loro casa è popolare quasi quanto il club notturno più in voga del momento. I ritmi lenti della loro vita e quelli immutabili della natura sono animati da una gran numero di visite di parenti, amici, conoscenti, venditori ambulanti, fattori, fruttivendoli, lattai, “pazienti” della maga e altra gente “parcheggiata” per il pomeriggio senza particolari motivi. La casa di Edda è sempre aperta, un rifugio dove ognuno si sente protetto e a proprio agio.

Giulia, una ragazza di 23 anni, lavora in un tipico stabilimento balneare della zona. Giulia è una ragaz­za normale che magari eccede nei divertimenti e nelle distrazioni notturne, ma che è anche alla ricerca di qualcos’altro che dia un senso alla sua vita. In una sorta di bulimia spirituale da cui è stata presa negli ultimi anni, ha abbandonato il liceo prima di prendere il diploma e si è messa a studiare per diventare una guaritrice della comunità essena, una setta antica; pratica yoga ogni mattina sulla spiaggia, sogna di aprire un centro benessere e vive sotto l’influenza della madre, donna intelligente e un po’ nevrotica, molto probabilmente ispiratrice della ricerca spirituale della figlia.

Quando Giulia scopre che Edda non ha nessuno a cui tramandare “l’arte magica”, si fa timidamente avanti. La maga, trovandosi di fronte all’idea di tramandare la sua antica pratica a una giovane diversa da come lei se l’era immaginata, tira fuori una fragilità inaspettata. È come se Giulia le aprisse una finestra sul mondo di oggi, un mondo che scopre di non conoscere. Giulia, d’altra parte, cerca di leggere le pratiche di Edda alla luce delle sue espe­rienze precedenti, ma Edda non corrisponde al suo ideale di maestro di vita, non ha spiegazioni per quello che fa, semplicemente porta avanti quello che le è stato tramandato, qualcosa a cui bisogna affidarsi con la sola forza della fede nel mondo invisibile.

Attraverso questa piccola storia di provincia L’ombelico magico racconta in chiave intima e visionaria, ma anche ironica, gli anni che stiamo vivendo, riflettendo sul rapporto con il nostro passato ancestrale in un momento storico segnato dal bisogno di speranza ma anche dalla paura di un futuro che appare sempre più oscuro.

Calendario spettacoli

mercoledì 14 marzo ore 21:00

Ridotto Teatro Masini

Piazza Nenni, 2
48018 Faenza (RA)
0546 21306
teatromasini@accademiaperduta.it

La proiezione del documentario è a INGRESSO GRATUITO.

La sera della proiezione, il Ridotto del Teatro Masini aprirà alle ore 20,30