La Classe
di Vincenzo Manna
con
Claudio Casadio,
Andrea Paolotti, Brenno Placido

 

e con Edorardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall
Cecilia D'Amico, Giulia Paoletti

scene Alessandro Chiti

costumi Laura Fantuzzo
 musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

 

regia GIUSEPPE MARINI

 

uno spettacolo co-prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri,
Goldenart Production, Società per Attori

in collaborazione con
Tecnè, Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, Phidia
e con il sostegno di
Amnesty International - sezione italiana

 

Foto © Federico Riva

 

 

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, paradossalmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo nel ruolo di Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari. Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.

Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.

Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. Il regime, grazie all’appoggio di alcune nazioni estere, nell’indifferenza pressoché totale delle comunità internazionali, è impegnato in una sanguinosa guerra civile che sta decimando intere città a pochi chilometri dal confine europeo. È il conflitto da cui la maggior parte dei rifugiati dello “Zoo” scappano… È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare. La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto La Classe vede la sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo.

Il progetto prende avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.

Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo La Classe di Vincenzo Manna.

 

Un intenso spettacolo civile, denso di spunti di riflessione, che ben racconta come il disagio giovanile prosperi e si magnifichi nel disagio sociale, e come la condizione positiva del proprio stare nella vita passi per morale, conoscenza e cultura
(Magda Poli – Corriere della Sera).

"Una pièce da non perdere che sorprende per immediatezza, vitalità ed empatia"
(Angela Calvini – Avvenire)

 "La Classe è la prova di come sia possibile parlare del disagio contemporaneo con sincerità, autenticità e ironia" (Ilaria Giudice - ArtWave Magazine)

"Lo spettacolo lascia scossi, emozionati. Uno spaccato nudo e crudo di ciò che accade nella nostre città e nella nostra società" (Alessio Capponi - Unfolding)

"La Classe è uno spettacolo che ci riporta sui banchi di scuola con un crudo realismo dai tratti poetici" (Roberta Leo - teatro.it)

"Uno spettacolo bello, da vedere e da vivere" (Cosimo Sinforini - mydreams.it)

 

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  • 22/01/2020
    Auditorium Ferrari, Maranello (MO)
  • dal 23/01/2020 al 26/01/2020
    Teatro Sociale, Trento
  • dal 28/01/2020 al 30/01/2020
    Teatro Modena, Genova
  • dal 31/01/2020 al 01/02/2020
    Teatro Due, Parma
  • dal 06/02/2020 al 09/02/2020
    Teatro Alighieri, Ravenna
  • dal 11/02/2020 al 14/02/2020
    Teatro Sociale, Brescia
  • 15/02/2020
    Teatro Comunale, Vicenza
  • 26/02/2020
    Teatro dell'Unione, Viterbo
  • dal 04/03/2020 al 08/03/2020
    Teatro Sperimentale, Ancona
  • 11/03/2020
    Teatro Dragoni, Meldola (FC)
  • dal 13/03/2020 al 15/03/2020
    Teatro Astra, Torino
  • dal 20/03/2020 al 22/03/2020
    Teatro Manzoni, Pistoia
  • dal 31/03/2020 al 05/04/2020
    Teatro Quirino, Roma
  • dal 17/04/2020 al 26/04/2020
    Teatro Biondo, Palermo