Raperonzolo
di Sandro Mabellini

con
Annalisa Salis, Elena Zagaglia

scene e costumi Chiara Amaltea Ciarelli

realizzazione parrucche Irene Scardavilli

sound design Federica Furlani

regia di
SANDRO MABELLINI

Tutti o quasi conosciamo la storia di Raperonzolo.

Della bambina portata via ai genitori da una maga in cambio di una manciata di raperonzoli e da lei costretta a vivere in una torre. Nella nostra versione, immaginiamo che la storia sia andata persa, e che le sorelline Anna e Dorotea, ultime discendenti della famiglia dei Grimm, abbiano il compito di ricostruirla, o piuttosto reinventarla, mettendosi in contatto con i loro avi attraverso gli stimoli che ricevono da una sorta di montagna incantata fatta di corde rosse, e situata in un luogo magico.

Il desiderio di raccontare di nuovo Raperonzolo, nasce da una serie di necessità interiori. Mi piacerebbe raccontare una fiaba conosciuta dai bimbi, soprattutto per il Film della Disney, ma con lo sguardo di un possibile “reale” contemporaneo, dove non esistono buoni e cattivi ma solo esseri umani, che dentro di sé contengono il bene e il male. Alla luce di questo punto di vista, al centro del racconto è il rapporto tra Raperonzolo e la Maga; non un rapporto tra una giovane innocente e una perfida megera ma, a tutti gli effetti, un rapporto tra una figlia e una madre, con tutto ciò che questo comporta.

Attraverso il rapporto delle due sorelline Grimm chiamate a reinventare la storia, lo spettacolo racconta che la creazione può nascere solo da un confronto fra posizioni diverse ma unite da una volontà comune. E, certo, anche da una buona dose di fantasia.

Raperonzolo è un lavoro essenziale, ricco di immagini evocative che lasciano poco spazio al ricordo disneyano della treccia bionda della protagonista. Il rapporto con la Maga-Madre sostituisce ogni altra forma di relazione col mondo esterno della giovane, in cui vediamo sbocciare un amore sincero per un principe goffo e simpatico (un antieroe atipico nelle favole) nonostante sia l'unica scelta possibile. L'impianto scenico (dai costumi, alle parrucche, alla scenografia) restituisce la dimensione carnale della fiaba, nei colori (solo rosso e nero), nelle forme (corde intrecciate nei capelli e intorno alla vita, corde da sciogliere e montagne da scalare) e nei gesti. Un cordone ombelicale insomma, il vero protagonista dello spettacolo. Anche il disegno musicale dell'opera vuole essere cucito sulla pelle della storia. Questo lavoro affronta, in sintesi, il confronto con l'esempio cinematografico, sciogliendo l'idea della principessa stilizzata da un'epoca maschilista oramai in declino. La chiave generalmente ironica del taglio registico, non risparmia ai piccoli spettatori momenti realistici e difficili (il taglio della treccia, la cecità del Principe) il cui superamento costituisce la fase catartica, a conclusione del percorso pedagogico del bambino a teatro.

 

Fascia d’età: 6 – 10 anni
Durata: 50 minuti                                                                                                                      
Tecnica utilizzata: teatro d’attore

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  • 25/11/2018
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