Accademia Perduta / Tanti Cosi Progetti
Zuppa di sasso
Teatro Goldoni - da martedì 20 a giovedì 22 marzo

di Danilo Conti e Antonella Piroli

con Danilo Conti

scenografia e oggetti di scena
Scuola Arti e Mestieri di Cotignola, Brina Babini

La fiaba a cui è ispirato lo spettacolo si perde nelle trame del tessuto popolare fitto di storie, racconti, aneddoti. Risale ad epoche in cui giramondo, vagabondi, soldati reduci da battaglie campali che tentavano di ritornare a casa durante i loro viaggi, di solito affrontati a piedi e senza risorse, incontravano gli abitanti di villaggi o piccole città sul loro percorso. Stranieri sconosciuti che chiedevano ospitalità e ristoro e che alle volte riuscivano ad ingegnarsi e con qualche espediente sapevano conquistare la fiducia degli abitanti dei luoghi che attraversavano, e soprattutto risvegliavano in questi ultimi sentimenti e sensazioni dimenticate o sopite. La storia della Minestra di sasso, fonte di ispirazione dello spettacolo, trasversale a diverse culture fiabesche, narra appunto di uno di questi viandanti che, durante il suo percorso, affamato, raggiunge un villaggio e non trova ospitalità per la paura e la diffidenza degli abitanti. Solamente attraverso un espediente riuscirà a saziarsi. Improvvisa un fuoco nella piazza del paese e, dopo aver chiesto in prestito una pentola, mette a bollire un sasso di fiume. La curiosità prende il sopravvento sulla diffidenza e ben presto tutti gli abitanti del posto desiderano aggiungere qualcosa, chi il sale, chi una verdura, all'ingrediente segreto che bolle in pentola e in alcuni casi la fiaba termina con una festa a cui partecipano tutti allegramente, in altri invece, la minestra se la mangia solamente l'improvvisato cuoco. In tutte le versioni della storia però c'è un denominatore comune: il viandante, così come è apparso se ne va, senza dare spiegazioni, senza dire chi sia. Sia nella confusione della festa che si è formata, sia nello stupore e stordimento di chi ha assistito al fatto. Semplicemente riprende il suo viaggio e scompare anche se lascia una profonda traccia del suo passaggio. In versioni più contemporanee il posto dei personaggi umani viene preso da animali che simboleggiano differenti psicologie e attitudini. Così troviamo protagonista un vecchio lupo che, ormai non più cacciatore, escogita l'espediente del sasso per riuscire a rimediare un pasto. In questo modo viaggia di villaggio in villaggio proponendo agli animali/abitanti una zuppa di sasso. Dapprima diffidenti e spaventati, in seguito incuriositi e infine partecipanti, galline, maiali, pecore, capre, cavalli, asini, cani, portano a turno vari ingredienti e infine si ritrovano attorno ad un camino in un convivio festoso. Ed anche in questa versione il lupo vagabondo se ne andrà portando via il suo sasso. Non è infatti tanto nella figura del protagonista, umano o animale che sia, da ricercare il significato o la morale della storia, quanto in quello che questa figura è in grado di lasciare nei personaggi che restano. Ne sono trasformati, riscoprono sentimenti di unione, amicizia, felicità, leggerezza, che avevano dimenticato, abbandonato. La diffidenza verso gli altri, il sospetto, la paura lasciano il posto alla apertura degli animi, a sentimenti veri attraverso un gioco di illusione come quello del sasso. L'attore attraverso l'utilizzo di oggetti e maschere interpreterà i differenti personaggi e li condurrà verso la festosa cena finale. Infine: minestra, acquacotta, zuppa, delle tre definizioni l'ultima ci è sembrata la più idonea nel titolo a restituire l'atmosfera di calore, ristoro, convivialità. Il sasso invece deve restare tale.

Tecniche di rappresentazione: le fiabe sono fatte per essere raccontate ai bambini, e diversi sono i modi per poterle raccontare, in tante maniere si possono incantare i bambini; per la fiaba forse il più comune è quello della narrazione (anche i genitori leggendo le fiabe ai figli diventano narratori, cercando di raccontare i fatti creando un’atmosfera che catturi l’attenzione di chi l’ascolta, interpretando i personaggi differenziando le voci…), ma noi abbiamo scelto di proporla attraverso quello che è il nostro linguaggio, il nostro modo di rivolgerci al pubblico per il quale l’attore in scena agisce e interagisce con tanti elementi, manipolandoli, giocando con essi. Il lavoro di questi elementi che si aggiunge, che supporta, che subentra a quello dell’attore è quello fatto sui pupazzi, sulle immagini, sugli oggetti (spesso recuperati, rielaborati) così che il lavoro dell’attore si arricchisce di quello dell’animatore. La musica, curata da Antonella Piroli, detta i tempi e crea dialogo. Diviene in questo modo non una didascalia o un accompagnamento, ma protagonista delle varie scene, al pari di attori e oggetti. La scenografia e gli oggetti sono realizzati dalla Scuola Arti e Mestieri di Cotignola e dalla scenografa Brina Babini ed hanno il compito di creare lo spazio della fiaba. Il tempo nelle fiabe è sospeso e di conseguenza il luogo dell'azione si trasforma, diviene un luogo universale, un'illustrazione, una finestra, attraverso la quale il pubblico si abbandona all'immaginazione, alla possibilità di vedere quello che sulla scena non c'è, ma che la composizione delle immagini suggerisce. La luce tremolante del fuoco in alcuni momenti renderà più calda un'atmosfera ricca di colore. Gli oggetti inanimati prendono vita, attraverso la tecnica di relazione con l'attore, animazione, trasformazione, movimento, nella quale Danilo Conti è maestro.

Temi/finalità: promuovere tra i bambini dinamiche di condivisione, collaborazione e accoglienza/analizzare le differenti tipologie di personaggi e le loro caratteristiche e qualità e scoprire in se stessi affinità e distanze con essi/stimolare la fiducia in se stessi, la consapevolezza della ricchezza di ognuno/promuovere l'approfondimento della conoscenza degli altri che superi i pregiudizi/promuovere la conoscenza di alimenti come le verdure (ogni personaggio porta una verdura per arricchire la zuppa)/trasformare il significato degli oggetti: per esempio il sasso che diviene un ingrediente alimentare/la trasformazione della cottura/la fame esiste perché non c’è condivisione/la condivisione di risorse e di cultura è farina che sfama popoli da qualsiasi fame/la festa come momento di conoscenza e amicizia insolite.

Fascia d’età: 3 - 8 anni
Durata: 50 minuti
Tecnica utilizzata: teatro d’attore e oggetti 

 

Calendario spettacoli

martedì 20 marzo ore 09:45
mercoledì 21 marzo ore 09:45
giovedì 22 marzo ore 09:45

Teatro Goldoni

Piazza della Libertà, 18
48012 Bagnacavallo (RA)
0545.64330
teatrogoldoni@accademiaperduta.it

Prenotazioni telefoniche al numero 0545 64330.

Biglietti: 5 euro.