Nel paese bianco tra le due valli, gli abitanti sono spaventati da una misteriosa vecchia che vive sola in una casa nera. Nessuno l’ha mai vista davvero, così intorno a lei fioriscono leggende e sospetti. La vecchia sa di fare paura, così esce solo nel buio. Per non farsi vedere. Finché una notte davanti alla sua porta, compare un gatto nero dalla coda spelacchiata e storta. La vecchia lo accoglie. Poi un corvo nero che non sa gracchiare. Poi un altro animale, e un altro ancora: creature nere, diverse dai propri simili, ognuna con la propria stranezza, ognuna in cerca di un posto dove stare. La vecchia apre la porta a tutti e per ciascuno trova un posto nella sua casa.
Un giorno una bambina, guidata dalla curiosità, scopre che la casa nera è diventata un rifugio pieno di animali insoliti. Quando lo racconta agli abitanti del paese, nessuno vuole crederle. I primi a fidarsi di lei sono i bambini, poi i disgraziati, gli ultimi, gli umili, i miserabili, poi tutti gli altri.
Gli abitanti si vestono di nero, escono nel buio, vanno a bussare alla porta della vecchia e imparano a vivere la notte: la paura si è trasformata in desiderio di appartenere a quella nuova comunità di imperfetti.
Notturna è un racconto dal sapore delle fiabe popolari, quelle nate nelle campagne e tramandate a voce, spesso attorno a un fuoco, dove il mistero convive con la meraviglia. È una storia bicromatica, sospesa tra il bianco e il nero, in cui i colori diventano metafora: il nero della notte e il bianco accecante dei paesi tra le valli si fanno simboli di paura e appartenenza, esclusione e comunità.
Non si cerca di rendere familiare ciò che spaventa, è il paese, invece, a cambiare pelle. Perché nella casa della vecchia c’è un posto per tutti. Qualsiasi sia la dis-graziata avventura che ognuno di noi vive tra le cose di questo mondo.
Le origini di Notturna
Notturna è un racconto dal sapore delle fiabe popolari, quelle nate nelle campagne e tramandate a voce, spesso attorno a un fuoco, dove il mistero convive con la meraviglia. È una storia bicromatica, sospesa tra il bianco e il nero, in cui i colori diventano metafora: il nero della notte e il bianco accecante dei paesi tra le valli si fanno simboli di paura e appartenenza, esclusione e comunità. Dentro questa nostra storia, si muove il diverso, il dis-graziato, l’invisibile. Colui che resta ai margini dello sguardo e che proprio nell’oscurità trova la possibilità di essere visto. L’invisibilità diventa allora ricerca scenica e linguaggio teatrale, un gioco di apparizioni e sottrazioni che insinua il dubbio e, allo stesso tempo, offre appigli e certezze, come un’altalena tra luce e buio. Notturna è tratto dalla raccolta di racconti ancora inediti di Beatrice Baruffini che porta il titolo Racconti di sgraziati e ne custodisce tutto il senso: abbattere le barriere dello sguardo, trasformare l’apparenza che inganna in una via di libertà. Non si cerca di rendere familiare ciò che spaventa. È il paese, invece, a cambiare pelle: a vestirsi di nero, a seguire la notte, a scegliere la vicinanza. Perché nella casa della vecchia c’è un posto per tutti. Qualsiasi sia la di-sgraziata avventura che ognuno di noi vive tra le cose di questo mondo.
Linguaggi
Lo spettacolo si sviluppa attraverso differenti tecniche e linguaggi del teatro di figura. Tra momenti di teatro su nero, ombre, maschere e animazione a vista, esso si compone di un universo poetico di semplice ricchezza, che si fonda sempre sull’obiettivo di meravigliare, di destare meraviglia, nell’atto della creazione di scene, forme animate e immaginari in continua trasformazione. L’attrice/narratrice veste i panni dei personaggi del racconto, la prova richiesta, anche a livello tecnico, si compone di una alto grado di difficoltà e maestria, nel sapiente uso della figura e della parola.
Fascia d’età: 3 – 8 anni
Durata: 55 minuti
Teatro di figura, teatro su nero, ombre, maschere, animazione a vista

