Naso d'Argento
Progetto g.g.

di Consuelo Ghiretti e Francesca Grisenti

con Consuelo Ghiretti / Elena Gaffuri e Francesca Grisenti

pupazzi Ilaria Comisso

scene Donatello Galloni e Ilaria Comisso

luci Donatello Galloni

costumi Maria Barbara De Marco

musiche a cura di Davide Zilli e Rolando Marchesini

co-produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri
e Solares Fondazione delle Arti – Teatro delle Briciole

 

Foto di © Francesco Bondi

La ricerca appoggia sulla figura del cattivo. E dal cattivo arriva alla meraviglia della bugia. Attraverso la storia di Naso d’Argento, una fiaba della tradizione popolare, raccolta da Italo Calvino in Fiabe Italiane.

La bugia è quella raccontata dal cattivo. Ma la bugia è anche quella raccontata da chi si deve salvare. Comunque di bugia si tratta. Illusione. Giuramento. Patto rotto. Segreto. Inganno. Sogno. Desiderio. Sono alcune delle parole che si vogliono indagare.

Abbiamo lavorato con i bambini dai 3 ai 10 anni, attorno al tema del cattivo e della bugia. Parlare del cattivo ha voluto dire guardare a chi si nasconde, a chi non si fa riconoscere. A chi si traveste per essere tale. A chi non dice la verità. 
Perché il cattivo non lo diresti mai che è cattivo.
Il cattivo è una cosa bella.
È una cosa che brucia, brucia come il fuoco.
E se lo tocchi ti fai male. Ma anche se brucia continui a toccarlo.
Perché non lo riconosci mai.
Profuma il cattivo. Si mette sotto la doccia per profumare ogni volta. Per spegnere con l’acqua il fuoco. Per pulirsi dalla volta prima. Il cattivo ha i vestiti sporchi di quello che fa, ma non si vede.
Quando cammina tra la gente non lo riconosci, perché si traveste.
Perché fa finta di essere una persona buona.
Il cattivo sa tutto del mondo: va, entra, uccide. Indaga, tradisce le persone, rompe i patti, brucia le lettere, offende, picchia, taglia le teste e le butta via.
Dice cose non vere. Vive in un castello. Non ha paura di niente.
Ti fa ascoltare la musica alta, ti fa girare, ti fa ballare, ti fa ridere.
Ti fa incantare. Il cattivo ha la bocca perfetta per dire bugie.

La bugia è qualcosa che luccica. Che genera meraviglia. Qualcosa che ti vuoi sentire dire, che ci credi che è veroLa bugia è un attimo. Inganna e scappa via. È una cosa invisibile, che nasconde qualcosa. Per poterla raccontare bisogna fare finta che sia la verità. Bisogna incantare e creare un’illusione. Una magia.
Bisogna essere bravi per dire una bugia. Anche per non dire un segreto. Bisogna saper nascondere la verità.

La nostra storia prende corpo attraverso gli occhi di Lucia, eroina della fiaba di Calvino, che proprio come le sue sorelle cade nell’inganno del cattivo, ma che, a differenza delle sue sorelle, riesce a svelarlo nelle sue bugie, a scoprirlo nelle sue verità, e così a mettersi nei suoi panni, raccontandogli a sua volta ciò che lui vorrebbe credere.
Lucia gioca con la sua bugia, per lasciare che il cattivo resti solo con il suo inganno, e per potersi infine salvare.
Lucia diventa grande. Vive la sua storia. Da sola “impara e capisce”, e mette ciò che pratica, sperimenta e vive nel “suo posto sicuro”. Un posto dove vanno messe le cose importanti, quelle che servono per diventare grandi.

Il progetto guarda alla bugia creando un incantamento. Guarda le due facce della bugia. La bugia fine a sé stessa, che è la menzogna adoperata da Naso d’Argento.
E la bugia strumento e scopo, elaborata da Lucia per mettersi in salvo. Che si fa segreto, inteso come verità da tenere per sé, fondamentale per distinguersi dall’altro da sé, elemento sano e necessario per crescere.

Il progetto usa la storia di Naso d’Argento per indagare il tema della bugia e per guardare a ciò che i piccoli devono fare per diventare grandi. Anche incontrare il cattivo e le sue bugie, e saper cosa fare.

Il progetto indaga il tema del segreto, inteso come “preziosa verità nascosta”: ciò di quanto più positivo c’è rispetto alla menzogna, costruito con le esperienze vissute sulla propria pelle. È ciò che non si può e non si deve rivelare, per non essere più trasparenti, creare una separazione con l’altro da sé e costruire la propria identità. La propria unicità. E diventare grandi.
L’obiettivo del progetto è raccontare. Per poi permettere di raccontare ancora. E per non caderci più. Forse. Ma per poterlo fare, c’è bisogno di crederci per davvero. Almeno per un po’.
E per farlo abbiamo scelto di raccontare una fiaba popolare, “perché le fiabe sono vere, sono una spiegazione generale della vita” (Calvino).

Verità e finzione, gioco e illusione, paura e meraviglia.
I bambini sono maestri di tutto questo, e questa alla fine è solo una storia, una fiaba che portando in sé codici e temi che i bambini conoscono bene, permette loro di fare un’esperienza, immaginare, completare e costruire conoscenza.

 

Età consigliata: 3+
Teatro d'attore e di figura
Durata: 55' circa

 

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