Incontro con gli Artisti al Ridotto:
sabato 31 ottobre ore 18
(ingresso libero fino a esaurimento posti)
Leo Muscato dirige Valerio Santoro e Claudio Casadio in EMIGRANTI, testo che il drammaturgo e scrittore polacco Slawomir Mrożek scrisse nel 1974 durante il suo esilio in Francia, indagando con acutezza e ironia la condizione di estraneità e alienazione di chi è costretto, per necessità o opportunità, a vivere in un paese straniero. Un’opera di potente attualità che riflette sulle difficoltà della vita, sull’asservimento al lavoro, rappresentata con l’arte di saper raccontare l’universale, senza pietismi o cronachismi.
Due stranieri in terra straniera. Emigrati senza nome che condividono un claustrofobico seminterrato, umido e angusto, in un’epoca e un luogo indefiniti. È la sera del 31 dicembre, e mentre la città celebra l’arrivo del nuovo anno, i due protagonisti si confrontano in un dialogo serrato e a tratti surreale: il primo è un operaio semplice, emigrato con l’unico scopo di lavorare per mettere da parte dei soldi; l’altro è un intellettuale disilluso, forse un anarchico, forse un terrorista, che non esce mai di casa perché, a suo dire, sta scrivendo un libro sulla schiavitù moderna.
Le loro inconciliabili differenze danno origine a incomprensioni, sospetti, schermaglie e situazioni paradossali, ma anche a una profonda e inconfessata nostalgia per il loro paese e per un mondo ideale che forse non esiste. Parlando di tutto – dal cibo ai soldi per l’affitto, dai loro letti scomodi al lavandino malfunzionante, aspirazioni, desideri, umiliazioni e ideali –, emergono l’isolamento e le fragilità dei due protagonisti in una società che li respinge, portandoli ad autodistruggersi in un crescendo di situazioni tragicomiche.
La poderosa scena ideata da Federica Parolini – un girevole di nove metri d’altezza che dall’alto del livello stradale scende fino al seminterrato in cui si svolge l’azione – riflette lo squallore dell’ambiente in cui i personaggi sono costretti a vivere ma anche il loro animo ferito e la loro disperazione. I rumori provenienti dall’esterno hanno anch’essi una forte valenza drammaturgica: la gente che festeggia ai piani superiori, il ronzio della caldaia, il motore dell’ascensore, la musica, il traffico, i botti di Capodanno, sono elementi che sottolineano la solitudine e lo smarrimento di due anime in cerca di riscatto. Argomenti attualissimi perché universali che Emigranti affronta, superando la cronaca, con la forza dell’arte e della poesia. I costumi dello spettacolo sono di Margherita Baldoni, il disegno luci di Alessandro Verazzi, il sound design di Lorenzo Crippa.
