Incontro con gli Artisti al Ridotto:
sabato 5 dicembre ore 18
(ingresso libero fino a esaurimento posti)
Martin McDonagh, maestro del teatro contemporaneo e del grottesco, è noto per il suo stile crudo, ironico e spietatamente realistico. Acclamato per opere teatrali quali La trilogia di Leenane e film quali Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Gli spiriti dell’isola e In Bruges è considerato uno dei più brillanti autori contemporanei, capace di intrecciare umorismo nero a un’acuta critica sociale.
Con La Reginetta di Leenane il drammaturgo irlandese costruisce un thriller psicologico dal sapore noir, in cui la tensione e lo humour si fondono in un racconto spietato sulla famiglia e sulla solitudine. Un legame, quello tra una madre e una figlia, avvelenato dall’odio, segnato da un conflitto incessante dove il rancore e la dipendenza s’intrecciano in un gioco perverso di potere e frustrazione.
La madre sembra fare di tutto per sabotare la felicità della figlia, vincolandola a sé con sottili manipolazioni e stratagemmi meschini. Ma è davvero solo colpa sua se la vita non le ha riservato grandi opportunità? Nessuna delle due è un mostro, nessuna è completamente innocente.
Sono semplicemente due anime in lotta, aggrappate con ferocia alla propria disperazione. Non c’è mai un gesto di affetto tra loro, mai una carezza: il loro linguaggio è fatto di battute taglienti, di litigi urlati, di crudeltà a tratti brutali, ma sempre venate di una vulnerabilità disarmante. In questa tensione costante, ogni oggetto quotidiano diventa una minaccia e l’ambiente domestico si trasforma in una polveriera pronta a esplodere. A spezzare questa atmosfera ci pensa l’ironia nera di McDonagh, con uno humour tagliente e dissacrante, capace di strappare risate amare. Si ride, sì, ma a denti stretti, perché l’inquietudine è sempre presente, in un crescendo che lascia emergere un pessimismo quasi tragico sulla famiglia e, forse, sull’umanità intera.
Ambra Angiolini è Maureen, una figura complessa e struggente: una quarantenne ancora vergine, il cui equilibrio precario cela un fondo di follia pronto a emergere. La sua fragilità la rende profondamente umana, spingendo il pubblico a empatizzare con lei, a sperare che possa finalmente trovare una via di fuga. Ma fino a che punto sarebbe disposta a spingersi per non rinunciare ai propri sogni? I giochi di potere tra lei e la madre Mag – interpretata da Ivana Monti – sono al centro di una danza crudele in cui i ruoli di vittima e carnefice si invertono continuamente.
Uno spettacolo che è una sfida emotiva e attoriale di grande intensità per due interpreti straordinarie. A dirigerle, Raphael Tobia Vogel, già regista di Per Strada, Buon anno, ragazzi!, Marjorie Prime e di due recenti successi apprezzatissimi da pubblico e critica: Costellazioni e Scene da un matrimonio.

