Trama
“Questa è la storia di un nido.. di un nido grande.. di un nido caldo. Questa è la storia di un nido.. e di qualcuno che c’è e di qualcuno che arriva…”
All’inizio c’è una casa bianca, posto stabile e sicuro, radice e luogo di sicurezze. Chi la abita conosce la tranquillità del rituale che si ripete, del “nulla di storto può accadere”. Ma un giorno nella casa arriva chi non si aspetta, arriva un “altro”, fuori dagli schemi, che destabilizza, che toglie certezze, ma che è anche novità e magia. Perché il nuovo arrivato porta con sé un dono: uno strano uovo. Da custodire, da curare, da proteggere, da aspettare. Insieme. Il tempo passa, scandito dalle stagioni. L’incontro tra due mondi e modi diversi diventa piano piano occasione di scoperta e di scambio. E nello scambio si può insegnare e anche imparare. Crescere, rinnovarsi e stupirsi, della vita nuova e magica che arriva.
Lo spettacolo
La storia prende vita oltre le parole, nel linguaggio universale del corpo, della musica e della danza.
Musiche originali evocano giorni che passano, ninne nanne che addormentano, pericoli che arrivano, gusci che si rompono, meraviglie che stupiscono. L’azione scenica è costruita attorno allo stupore: del diverso, dell’attesa, del cambiamento. A qualcosa che sta per accadere. In uno spazio completamente bianco, si racconta dell’arrivo dell’altro, del diverso da me, di una nascita e di un accudire, dell’attesa e della sorpresa, di uno strano uovo che si schiude. E poco importa se dall’uovo non uscirà un delicato e piccolo uccellino, ma un drago sgraziato e grandissimo dagli occhi oro. L’inatteso non farà paura: insegnerà a crescere, a cambiare a prepararsi al mondo nuovo. Lavoriamo attorno ad alcuni temi principali: il mio e il tuo, l’arrivo del diverso, lo stupore, il saper attendere, il coraggio, la crescita. Per dare valore al cambiamento, al divenire, alla novità, scegliamo di partire da una condizione stabile e sicura. Partiamo da una casa, che racchiude tutti i significati che si porta dentro. Riconosciamo l’importanza delle radici. Partiamo da ciò che è e che dà sicurezza. Partiamo dallo stare bene. Dalla certezza del presente che è. E da qui lavoriamo in contrapposizione. Facendo arrivare chi non si aspetta, chi non doveva essere lì. Chi fa scoprire un modo nuovo di usare le cose di tutti i giorni. Chi può insegnare. E può imparare. E in questo voler dare valore al cambiamento, riconosciamo l’importanza delle radici. Le Nid è per noi una casa bianca, base sicura in cui stare, e da cui partire per crescere.
Uno spazio transizionale tra attaccamento e distaccamento, che porta in sé le caratteristiche del magico che irrompe, e che i piccolissimi conoscono bene. Spazio di fiducia, da cui staccarsi e partire, per compiere i primi passi. Ricreiamo il magico, e ritroviamo nei due personaggi, ciò che fa di questo luogo reale e mentale, uno spazio determinante per la crescita. Perché non ci piace stare tra uguali. Perché ci fa paura chi dice “prima io”. Raccontiamo la storia di qualcuno che c’è e di qualcuno che arriva. E di ciò che di magico nasce dal loro incontro e scontro.
La ricerca
Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata. F. Dostoevskij
Le Nidfa parte di un progetto di ricerca teatrale che ha voluto indagare il delicato e attuale tema del diverso e dell’arrivo dell’altro. E il prezioso valore dell’attesa. Il progetto ha portato alla realizzazione di laboratori teatrali rivolti ai bambini dai 3 ai 7 anni, che ci hanno permesso di guardare all’altro da me e all’importanza del saper attendere, attraverso lo sguardo attento dei bambini. Ci siamo chiesti: Chi è il diverso? Da dove viene? Dove va? In cosa ci assomiglia? In cosa non ci assomiglia? Cosa succede se lo mando via? Cosa succede se resta qui? Perché mi fa paura? Che cosa posso fare con chi è diverso da me? Cos’è un nemico? Cos’è un amico? Quanto tempo serve per diventare amici? A cosa serve saper aspettare? E come sempre i bambini ci hanno suggerito risposte. Abbiamo ascoltato quello che i bambini hanno da dire, abbiamo guardato il loro punto di vista, ricercando nell’immaginario le tante soluzioni possibili, per arrivare ad una conoscenza più profonda di ciò che ci circonda. Tutti i materiali raccolti ci hanno portato alla messa in forma dello spettacolo: una favola in cui si parla di ciò che può nascere dall’incontro dell’altro. Del delicato rapporto con il diverso da me, E dell’importanza dell’attesa, per capire, conoscere e costruire insieme. La ricerca realizzata con i bambini, ha portato a svuotare lo spazio e a renderlo bianco, e a raccontare una storia senza le parole, avvalendoci della preziosa collaborazione del musicista Pier Giorgio Storti, che da anni porta avanti una sperimentazione sonora con la primissima infanzia, curando atelier in Italia e all’estero. Per realizzare questo spettacolo, abbiamo collaborato con artisti e artigiani che, attraverso le loro mani esperte, hanno fatto prendere vita e forma alle nostre parole e ai nostri significati. Alla nostra storia. Ci siamo affidati agli essenziali elementi scenici creati da Donatello Galloni e a un drago veramente magico costruito dalle sapienti mani di Ilaria Comisso. Infine, abbiamo affidato la nostra storia alla voce calda e accogliente di Alberto Branca.
Raccontare una storia senza le parole
Abbiamo scelto di creare uno spazio bianco, neutro, con elementi scenici essenziali ed evocativi di situazioni, caratteri dei personaggi, passaggi di stagioni e quindi del tempo che passa. Tutti gli oggetti presenti servono a costruire la relazione tra le due diversità, e ad evolverla. Abbiamo scelto di far vedere una storia, di mettere in scena personaggi che agissero, che con i loro gesti e i loro silenzi, facessero vedere l’incontro, lo scontro, l’avvicinamento e la costruzione di un legame. Il conoscere e il divenire possibile. Abbiamo scelto di lasciare spazio ai bambini, al loro racconto. Di fare in modo che ogni spettatore potesse riempire con le sue parole, la nostra storia. Raccontando quello che vede e anche di più. I bambini partecipano allo spettacolo, e lo narrano. I bambini completano la storia, di parole, sottotesti, spiegazioni, morali, giustificazioni, cause effetto, relazioni e stati d’animo. Abbiamo scelto una storia senza parole, per raccontare l’incontro con il diverso: abbiamo astratto tutto ciò che può succedere, cercando elementi e metafore capaci di racchiudere le situazioni e le emozioni. Abbiamo scelto di ascoltare i bambini, che assieme a noi (durante lo spettacolo e dopo lo spettacolo) si raccontano e ci raccontano ciò che vedono, riportandoci, oltre alla nostra storia, tante altre storie, visioni e spiegazioni, che ancora non ci potevamo immaginare. Abbiamo scelto di fare vedere ai bambini, cosa può succedere dall’incontro tra due persone diverse. E in ogni spettacolo, ascoltiamo la storia che loro vedono e che ci vogliono raccontare. Le Nid è la storia di un uovo, da quando arriva, a quando diventa grande e pronto per aprirsi e nascere. L’uovo è per noi la metafora di un incontro. L’uovo cresce, con la paura, la pazienza, il rischio, il coraggio, la cura, la forza e l’attesa. La storia di questo uovo, che si sviluppa nel corso delle stagioni, racconta il nascere e l’evolvere dell’incontro tra due diversità.
Fascia d’età: 3 – 7 anni
Durata: 50 minuti
Teatro d’attore e di figura

