Fioretta Mari - Nadia De Luca - Francesca Ferro

Le Serve

di Jean Genet
traduzione di Giorgio Caproni

regia Guglielmo Ferro

produzione Associazione Culturale Progetto Teatrando

Pubblicato nel 1946, Le serve (Les bonnes) di Jean Genet racconta la storia di due sorelle, Claire e Solange, cameriere sottomesse che vivono un rapporto di amore e odio verso la loro ricca datrice di lavoro (Madame).

L’intero dispositivo scenico è una “camera delle prove” delle due sorelle. Claire e Solange non mettono in scena solo Madame: mettono in scena sé stesse mentre tentano di esistere. Ogni rito è una prova generale mai compiuta. La messinscena enfatizza la cornice meta-teatrale: vediamo il gioco, vediamo chi lo gioca, e vediamo le crepe. L’io è una maschera che scivola. Le protagoniste cercano un’identità attraverso la ripetizione del ruolo della padrona, ma più imitano, più scompaiono. Il teatro diventa laboratorio identitario: il personaggio “Claire” e “Solange” sono tanto fragili quanto la loro capacità di performare “Madame”.

Sotto le divise da domestiche, strati di abiti incompleti di Madame. Il gesto di “vestirsi” di Madame è visibile, faticoso, mai perfetto: spilli a vista, orli grezzi, tacchi troppo grandi. La maschera non calza: è il segno della crisi identitaria. Ogni oggetto ha una funzione drammaturgica doppia: realistico e rituale. Le chiavi tintinnano come campanelli d’iniziazione; i fiori avvizziscono durante lo spettacolo. Madame appare come corpo reale ma trattato come icona scenica. La sua realtà è più “teatrale” delle serve: rovesciamento che espone il paradosso del potere come pura rappresentazione. Anche assente, Madame permane nei suoi oggetti e nei gesti imitati. La sua identità è un copione scritto addosso alle serve.

Il tutto è permeato non da una complicità ironica, ma da una richiesta di essere testimoni di una nascita mancata. Il desiderio di essere Madame è anche desiderio di essere viste. L’identità nasce dallo sguardo dell’altro. Il potere borghese si manifesta come padronanza del gesto. Le serve apprendono il gesto ma non il possesso del segno: resta sempre un “quasi”, perché ogni cerimonia è la stessa e diversa. Il fallimento non è errore ma condizione: l’identità si cerca perché non la si possiede.

mercoledì 3 Febbraio 2027 ore 21:00
giovedì 4 Febbraio 2027 ore 21:00

LOGGIONE: 15 €

PLATEA E PALCHI INTERO: 26 €

PLATEA E PALCHI SCONTATO: 24 € (per under29 e over65)

PREVENDITE sabato 17 ottobre dalle ore 10 alle ore 13 e da martedì 2 febbraio dalle ore 10 alle ore 13 presso gli uffici del Teatro Comunale Walter Chiari (Viale della Stazione).
Nelle sere di spettacolo la Biglietteria aprirà un’ora prima dell’orario di inizio.

Biglietti ON-LINE (Vivaticket) da domenica 18 ottobre.

PRENOTAZIONI TELEFONICHE (Tel. 0544 975166) da martedì 2 febbraio dalle ore 11 alle ore 13.

Servizio di CAMBIO TURNO per Abbonati Prosa: 3 €.
Si effettua nei giorni di prevendita (a esclusione di sabato 17 ottobre) chiamando dalle ore 11 alle ore 13 il numero 0544 975166.

Diritto di prevendita: 1 €. Tale diritto decade durante la vendita serale pre-spettacolo.
Le riduzioni (under 29 e over 65) si applicano su tutto il Teatro ad eccezione del Loggione e non sono previste altre forme di sconto.

Forme di pagamento: si accettano pagamenti in contanti ma si predilige la modalità elettronica e contactless (Bancomat e Satispay). Si informa, inoltre, che sui biglietti acquistati online sarà applicata una maggiorazione da parte del fornitore del servizio (Vivaticket).

AVVERTENZE GENERALI: la Direzione del Teatro si riserva di apportare modifiche che cause di forza maggiore imporranno. Le date degli spettacoli sono definitive al momento dell’uscita di questo programma salvo variazioni non dovute alla volontà della Direzione stessa: in tal caso ne verrà data comunicazione riportando le correzioni in forma telematica o a mezzo stampa (oltre che nelle bacheche del Teatro).